Nel mio girovagare estivo mi sono imbattuta in uno scenario a dir poco insolito.

Nel bel mezzo della città di Birmingham, di fornte al museo di arte moderna e contemporanea, ecco una situazione non conventional: una spiaggia. Un’arena di sabbia con tanto di sdraio, ombrelloni, il classico chiosco per le bibite e bambini che giocano a fare i castelli.
Su due piedi ho pensato fosse una stranezza locale per demonizzare il cielo perennemente plumbeo e alleviare il grigiore dell’estate in città.
Ovviamente sbagliavo.
Avvicinandomi all’ingresso dell’arena vedo venirmi incontro due camerieri di bianco vestiti che mi offrono un allettante cocktail giallo limone con tanto di ombrellino decorativo. Sollevo lo sguardo a cielo come quando si crede nei miracoli, ma… appunto, sbagliavo.

Sopra l’ingresso, imperava maestoso il naming di Emirates.
Ci sono nuovi voli giornalieri che portano un pò di Birmingham a Dubai.
Se in pochi finora pensavano a una meta tanto lontana, beh è arrivato il momento di ricredersi: i benefici sono sotto gli occhi di tutti.

Colpita in pieno dagli effetti del marketing non convenzionale, penso alla mia lontana Italia e mi domando: che effetto potrebbe avere, che so, riprodurre a Milano un angolo di Rapa Nui con tanto di Moai?

Sul sito di Eccellere c’è un’interessante intervista di Enrico Ratto a Giorgio Licastro, Media Measurement Department di Gfk-Eurisko, sulla ricerca Multi Media Monitor condotta dallo stesso Licastro e presentata a giugno 2008.

L’obiettivo dell’indagine è supportare le scelte di pianificazione multimediale delle aziende attraverso l’analisi del “consumo multimediale” degli italiani. A tal fine è stato monitorato un panel di 2000 individui in rapporto a molteplici mezzi di comunicazione (tv generalista e satellitare, internet, radio, cinema, ecc.).

I risultati dell’indagine profilano dettagliatamente vari tipi di target, dai monomediali ai cool, agli iperselettivi, ai giovanissimi. Il primo è il più consistente e corrisponde a circa il 20% della popolazione. Utilizza un solo media (soprattutto la televisione) ma non è più oggetto di interesse da parte delle aziende. I giovanissimi, invece, sono di grande interesse ma anche difficilmente raggiungibili. Si tratta di giovani di età compresa tra i 14 e i 25 anni che utilizzano diversi media ma non restano fedeli a nessuno in particolare abbandonandoli facilmente. I giovanissimi sono influenzati dai cool, il segmento più interessante per le aziende. Molto attenti alle tendenze, i cool utilizzano tutti i media con parsimonia, fanno tendenza e hanno diverso tempo libero a differenza degli iperselettivi, la categoria più matura di 30/40 anni di età. Questi sono culturalmente molto attenti ma hanno poco tempo da dedicare ai media.

In generale la ricerca evidenzia il rapido cambiamento delle abitudini della popolazione nei confronti dei media e individua nella comunicazione orizzontale e nel direct mailing le nuove frontiere del marketing.

A volte mi sorprendo ancora quando sul web leggo espressioni legate più all’uso orale che scritto. Ma d’altra parte, la rete fa anche questo: riporta indietro il linguaggio alla fluidità del parlare.

Il testo non rispetta la struttura dello scrivere; non ha margini e può essere facilmente modificato. Il senso di prossimità con chi legge poi, rende il linguaggio informale, quasi colloquiale.

La lettura è difficile e lo è ancora di più se utilizziamo la subordinazione o ipotassi che allontana il soggetto della frase e costringe all’utilizzo dei relativi: il quale…di cui…ecc.

Usiamo il più possibile la coordinazione o paratassi ma se proprio serve una subordinata, preferiamo quella esplicita all’implicita. Stesso discorso per il gerundio e per le forme passive dei verbi che rendono il discorso meno scorrevole.

Limitiamo poi l’uso di aggettivi e avverbi e usiamo le forme positive piuttosto che le negative. In poche parole, cerchiamo di scrivere come parliamo.

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