In agosto sono stata in Inghilterra presso l’Università di Wolverhampton, a Walsall, vicino Birmingham. Accompagnavo un gruppo di 140 studenti italiani in viaggio studio all’estero, insieme ad altri 15 adulti temerari. Il nostro compito era quello di pianificare e gestire le attività extradidattiche, sportive e di intrattenimento serale. Tra queste rientravano anche i laboratori ricreativi, come teatro musica ballo ecc. Ciascun laboratorio era affidato a uno o più leaders e coinvolgeva un gruppo ristretto di ragazzi, al massimo 25.
Va detto innanzitutto che l’Università di Wolverhampton offre agli studenti numerosi spazi e servizi, tra cui una enorme sala computer con oltre 40 postazioni tutte collegate a Internet. Da qui, è nata l’idea di realizzare un community blog: una sorta di diario di viaggio condiviso che facesse da collante una volta tornati tutti a casa.
L’impresa è stata meno facile del previsto ma ci siamo riusciti. A differenza di quanto generalmente si pensa, i ragazzi non sono così avvezzi a interpretare la logica e le dinamiche di un social network. Sanno chattare e inviare sms come nessun altro, ma “scoprirsi” in rete e pensare che ciò che si scrive può far nascere una vera e propria conversazione tra più utenti, nuovi scambi e relazioni, è una cosa che appartiene ancora a pochi. Tuttavia, il blog è ricco di emozioni, impressioni, sensazioni che raramente gli adulti sono in grado di comunicare.
Ovviamente, trattandosi di minorenni, abbiamo preso alcune precauzioni non proprio ortodosse alla cultura dei blogger: controllo preventivo e, naturalmente, rimozione di ogni dato sensibile.
Per prima cosa abbiamo registrato i ragazzi come contributor, negandogli di fatto l’autorizzazione a pubblicare i post in maniera autonoma. In poche parole, entravano nel blog con il proprio account, scrivevano il post, lo salvavano per la revisione e assistevano infine alla correzione da parte del leader che, appunto, concedeva la pubblicazione e eliminava qualsiasi dato sensibile.
Il risultato è un community blog ricco di foto, riferimenti, racconti, emozioni e impressioni. Il suo successo sta nel carico emotivo contenuto in ciascun post e il legame che ciascun racconto crea con l’esperienza vissuta. L’obiettivo è farlo vivere il più a lungo possibile, anche oltre l’esperienza. Ci stiamo lavorando.
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