Ormai non è più un segreto per nessuno. Internet ha “spacchettato” il pubblico di massa in tanti piccoli gruppi legati ad altrettanti mercati di nicchia che, come ha predetto Chris Anderson in The Long Tail, collettivamente generano più traffico di singoli mercati affermati.
La teoria della lunga coda vale anche per chi scrive sul web. Quando scriviamo sul nostro blog personale, sul sito di un’associazione, o ancora su quello di una società, ci rivolgiamo a un determinato gruppo di lettori-utenti-consumatori che fa parte di una lunga coda di altrettanti lettori-utenti-consumatori con passioni obiettivi e gusti diversi. Anche i motivi sono molteplici. C’è chi naviga su internet per trovare informazioni, per fare acquisiti, oppure per socializzare.
Se, quindi, individuare il proprio pubblico è importante per ogni tipo di comunicazione scritta, lo è ancor di più per chi scrive sul web.
Significa stabilire un vero e proprio patto di empatia con chi legge, gettando le basi per un riconoscimento reciproco. Questo avviene intervenendo innanzitutto sul testo, modellandolo in base agli interessi e al modo di pensare di chi legge; usando il suo stesso linguaggio; adottando un tono in cui gli utenti si riconoscono.
Ma come possiamo riconoscere il nostro pubblico?
In questo senso internet ha una marcia in più rispetto agli altri mezzi di comunicazione perché permette di indagare in maniera più puntuale gli usi e le abitudini degli utenti. Se poi scriviamo per il sito dell’azienda o dell’organizzazione cui apparteniamo, conoscere i propri lettori è ancora più semplice.
In questi casi gli strumenti da utilizzare possono essere diversi a seconda dei casi: interviste dirette, studi, statistiche o ricerche. Una volta raccolti tutti i dati utili, inoltre, si potrebbe creare una serie di personaggi fittizi con determinate conoscenze, competenze e interessi che ricalcano quelli raccolti nelle indagini, ed entrare in contatto con loro simulando un dialogo tra le parti. Diamo una risposta a ogni domanda, gestiamo la conversazione, immaginiamo un risultato soddisfacente o meno e analizziamo le possibili risposte, le potenziali reazioni del personaggio.
Naturalmente la simulazione aiuta ma non risolve. Il modo migliore per misurare l’efficacia del testo digitale, infatti, è “testarlo” sull’utente e se è possibile “vederlo all’opera”: osservare con quali risultati naviga attraverso le pagine del nostro sito, in quanto tempo e farsi un’idea diretta dell’interazione tra l’utente e la pagina. Questa operazione permette di valutare al meglio l’usabilità del sito web e di ottenere risultati migliori rispetto a quelli raggiunti attraverso questionari e interviste.
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