Ho appena terminato di leggere “Blog in azienda” di Debbie Weil. Un bel libro. Completo, piacevole e ricco di casi aziendali: una vera e propria manna dal cielo per chi deve misurarsi con un caso in carne ed ossa e spiegare al cliente quali sono le cautele da prendere, le strategie da adottare e gli strumenti da realizzare.
Il libro scandisce bene tutte le fasi della realizzazione di un blog aziendale ma torna utile a chiunque voglia “tuffarsi” nella blogosfera.
Ho un un’unica obiezione da fare.
Debbie afferma che i blog interni si possono usare nello stesso modo in cui vengono utilizzati i blog esterni: è sufficiente sostituire la parola cliente con il termine dipendente. Questo vuol forse dire che i blog aziendali realizzati nell’ambito di una intranet sono uguali a quelli pubblicati su internet e destinati ai clienti dell’azienda?
A mio parere, c’è più di un motivo per sostenere l’esatto contrario.
In una intranet, infatti:
- la paura di bloggare è maggiore perchè maggiori sono gli interessi in gioco tra le parti;
- i dipendenti sono influenzati da un rispetto reverenziale nei confronti dei propri superiori e sono quindi più restii a condividere conoscenza e a lasciare i propri commenti;
- la capacità partecipativa dei dipendenti è legata a dinamiche lavorative non sempre lineari nè prive di conflittualità;
- il target è più eterogeneo. I dipendenti di una stessa azienda, infatti, potrebbero non avere alcun interesse in comune al di fuori di quello strettamente aziendale. Ben diverso è invece il caso di un gruppo di clienti che, interessati all’azienda o a un suo specifico prodotto, accedono al blog e vi partecipano.
Se parliamo di blog, parliamo soprattutto di relazioni tra individui e, senza dubbio, le relazioni nate in ambito lavorativo hanno natura e conseguenze ben diverse da quelle nate e cresciute in e attraverso la rete.
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