Sul sito di Repubblica arriva fresca fresca la notizia che tutti gli amanti della Rete si auguravano. Nonostante le nefaste previsioni di alcuni che davano la rete per spacciata o quasi, Internet gode di ottima salute. Il traffico mantiene alti standard anche se, in verità, si registra un leggero rallentamento tra il 2006 e il 2007 con una crescita di soli 53 punti percentuali contro il 61% dell’anno precendente. A rivelare i dati è la società di ricerca Telegeography, secondo la quale il traffico in rete occupa mediamente un terzo della capacità di banda disponibile, fino a un massimo del 44%.

Oggi voglio dare spazio a una lodevole iniziativa promossa dal Banco Informatico Tecnologico e Biomedico, il BITeB, in occasione del Meeting di Rimini (24-30 agosto 2008) che coniuga la responsabilità sociale con quella ambientale.
Sto parlando di una raccolta fondi che passa attravero il recupero di telefoni cellulari usati.
Grazie ad un accordo con la Eco-sol, azienda belga specializzata nel recupero di materiali derivanti da apparecchiature telefoniche, la BITeB invita i vistatori del Meeting a consegnare presso il proprio stand cellulari dismessi, anche non funzionanti.

Per ogni cellulare raccolto il Banco riceverà un contributo economico, mentre i vecchi telefonini saranno trasportati in Belgio per il riciclaggio dei materiali.
Da rifiuti di difficile smaltimento e dannosi per l’ambiente per la presenza di materiali pesanti come il piombo, il mercurio, il cadmio, il cromo e le plastiche di vario genere, spesso trattate con ritardanti di fiamma bromurati, i cellulari saranno trasformati in risorse da riutilizzare nel sistema produttivo.

Chi non ha la possibilità di andare a Rimini entro il 30 agosto ma è interessato a partecipare alla raccolta, può farlo “via posta”: basta entrare nel sito http://www.biteb.org/, registrarsi e chiedere di farsi recapitare a casa una speciale busta preaffrancata con la quale spedire al BITeB il proprio vecchio telefonino.

In agosto sono stata in Inghilterra presso l’Università di Wolverhampton, a Walsall, vicino Birmingham. Accompagnavo un gruppo di 140 studenti italiani in viaggio studio all’estero, insieme ad altri 15 adulti temerari. Il nostro compito era quello di pianificare e gestire le attività extradidattiche, sportive e di intrattenimento serale. Tra queste rientravano anche i laboratori ricreativi, come teatro musica ballo ecc. Ciascun laboratorio era affidato a uno o più leaders e coinvolgeva un gruppo ristretto di ragazzi, al massimo 25.

Va detto innanzitutto che l’Università di Wolverhampton offre agli studenti numerosi spazi e servizi, tra cui una enorme sala computer con oltre 40 postazioni tutte collegate a Internet. Da qui, è nata l’idea di realizzare un community blog: una sorta di diario di viaggio condiviso che facesse da collante una volta tornati tutti a casa.

L’impresa è stata meno facile del previsto ma ci siamo riusciti. A differenza di quanto generalmente si pensa, i ragazzi non sono così avvezzi a interpretare la logica e le dinamiche di un social network. Sanno chattare e inviare sms come nessun altro, ma “scoprirsi” in rete e pensare che ciò che si scrive può far nascere una vera e propria conversazione tra più utenti, nuovi scambi e relazioni, è una cosa che appartiene ancora a pochi. Tuttavia, il blog è ricco di emozioni, impressioni, sensazioni che raramente gli adulti sono in grado di comunicare.

Ovviamente, trattandosi di minorenni, abbiamo preso alcune precauzioni non proprio ortodosse alla cultura dei blogger: controllo preventivo e, naturalmente, rimozione di ogni dato sensibile.

Per prima cosa abbiamo registrato i ragazzi come contributor, negandogli di fatto l’autorizzazione a pubblicare i post in maniera autonoma. In poche parole, entravano nel blog con il proprio account, scrivevano il post, lo salvavano per la revisione e assistevano infine alla correzione da parte del leader che, appunto, concedeva la pubblicazione e eliminava qualsiasi dato sensibile.

Il risultato è un community blog ricco di foto, riferimenti, racconti, emozioni e impressioni. Il suo successo sta nel carico emotivo contenuto in ciascun post e il legame che ciascun racconto crea con l’esperienza vissuta. L’obiettivo è farlo vivere il più a lungo possibile, anche oltre l’esperienza. Ci stiamo lavorando.

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