Sul sito di Repubblica arriva fresca fresca la notizia che tutti gli amanti della Rete si auguravano. Nonostante le nefaste previsioni di alcuni che davano la rete per spacciata o quasi, Internet gode di ottima salute. Il traffico mantiene alti standard anche se, in verità, si registra un leggero rallentamento tra il 2006 e il 2007 con una crescita di soli 53 punti percentuali contro il 61% dell’anno precendente. A rivelare i dati è la società di ricerca Telegeography, secondo la quale il traffico in rete occupa mediamente un terzo della capacità di banda disponibile, fino a un massimo del 44%.
Sto parlando di una raccolta fondi che passa attravero il recupero di telefoni cellulari usati.
Grazie ad un accordo con la Eco-sol, azienda belga specializzata nel recupero di materiali derivanti da apparecchiature telefoniche, la BITeB invita i vistatori del Meeting a consegnare presso il proprio stand cellulari dismessi, anche non funzionanti.
Per ogni cellulare raccolto il Banco riceverà un contributo economico, mentre i vecchi telefonini saranno trasportati in Belgio per il riciclaggio dei materiali.
Da rifiuti di difficile smaltimento e dannosi per l’ambiente per la presenza di materiali pesanti come il piombo, il mercurio, il cadmio, il cromo e le plastiche di vario genere, spesso trattate con ritardanti di fiamma bromurati, i cellulari saranno trasformati in risorse da riutilizzare nel sistema produttivo.
Chi non ha la possibilità di andare a Rimini entro il 30 agosto ma è interessato a partecipare alla raccolta, può farlo “via posta”: basta entrare nel sito http://www.biteb.org/, registrarsi e chiedere di farsi recapitare a casa una speciale busta preaffrancata con la quale spedire al BITeB il proprio vecchio telefonino.
In agosto sono stata in Inghilterra presso l’Università di Wolverhampton, a Walsall, vicino Birmingham. Accompagnavo un gruppo di 140 studenti italiani in viaggio studio all’estero, insieme ad altri 15 adulti temerari. Il nostro compito era quello di pianificare e gestire le attività extradidattiche, sportive e di intrattenimento serale. Tra queste rientravano anche i laboratori ricreativi, come teatro musica ballo ecc. Ciascun laboratorio era affidato a uno o più leaders e coinvolgeva un gruppo ristretto di ragazzi, al massimo 25.
Va detto innanzitutto che l’Università di Wolverhampton offre agli studenti numerosi spazi e servizi, tra cui una enorme sala computer con oltre 40 postazioni tutte collegate a Internet. Da qui, è nata l’idea di realizzare un community blog: una sorta di diario di viaggio condiviso che facesse da collante una volta tornati tutti a casa.
L’impresa è stata meno facile del previsto ma ci siamo riusciti. A differenza di quanto generalmente si pensa, i ragazzi non sono così avvezzi a interpretare la logica e le dinamiche di un social network. Sanno chattare e inviare sms come nessun altro, ma “scoprirsi” in rete e pensare che ciò che si scrive può far nascere una vera e propria conversazione tra più utenti, nuovi scambi e relazioni, è una cosa che appartiene ancora a pochi. Tuttavia, il blog è ricco di emozioni, impressioni, sensazioni che raramente gli adulti sono in grado di comunicare.
Ovviamente, trattandosi di minorenni, abbiamo preso alcune precauzioni non proprio ortodosse alla cultura dei blogger: controllo preventivo e, naturalmente, rimozione di ogni dato sensibile.
Per prima cosa abbiamo registrato i ragazzi come contributor, negandogli di fatto l’autorizzazione a pubblicare i post in maniera autonoma. In poche parole, entravano nel blog con il proprio account, scrivevano il post, lo salvavano per la revisione e assistevano infine alla correzione da parte del leader che, appunto, concedeva la pubblicazione e eliminava qualsiasi dato sensibile.
Il risultato è un community blog ricco di foto, riferimenti, racconti, emozioni e impressioni. Il suo successo sta nel carico emotivo contenuto in ciascun post e il legame che ciascun racconto crea con l’esperienza vissuta. L’obiettivo è farlo vivere il più a lungo possibile, anche oltre l’esperienza. Ci stiamo lavorando.